I Quartieri Occidentali di Istanbul: perchè andare

Un itinerario lungo il Corno d’Oro: da Fatih a Eyup

Oggi mi ritrovavo a pensare fra me e me su quale fosse la città più bella mai visitata, quella che mi ha fatto sognare, quella che ha lasciato emozioni indelebili, quella in cui ritornerei più e più volte, quella che secondo me è stato “il viaggio perfetto degli ultimi 5 anni”.

E non ho dubbi, è Istanbul.

E nel mentre sfogliavo gli articoli del blog e – shame on me – mi sono resa conto che non ho pubblicato quasi nulla!

E’ tempo di rimediare!

Perché sono così legata a Istanbul? Perché è una città che mi hanno raccontato, me l’hanno spiegata, ho cercato di capire, di andare oltre le immagini da cartolina – stupende sia chiaro – che mi intasano ogni giorno la bacheca di Instagram, e sono fermamente convinta che senza i ragazzi di Scoprire Istanbul il viaggio in quella che è diventata la mia città preferita sarebbe stato molto molto diverso.

E sono fermamente convinta che una visita ai “quartieri occidentali” sia non sono consigliata ma quasi doverosa per capire l’intricato puzzle di persone, etnie, sfumature di questa città. La storia di questi quartieri corre a volte parallela a volte intrecciata a doppio filo nella Storia, quella con la S maiuscola, di interi popoli e culture nonché con la storia stessa della città.

Sotto il nome di “Quartieri Occidentali” rientrano diversi quartieri che si estendono a ovest di Sultanameth, lato Corno d’oro, sponda europea della città tanto per intenderci, e comprende i quartieri di Fatih, Fener e Balat.

E’ impensabile visitarli in autonomia: si sviluppano su un’area enorme, sono zone popolari, alcune decisamente molto povere, in cui convivono popoli delle etnie più diverse: curdi, profughi siriani, zingari.

Sono, come se non bastasse, un dedalo di stradine in cui è facilissimo perdersi. So cosa state pensando, e la risposta è no, non mi sono mai sentita in pericolo – frase che odio che vuol dire tutto e niente ma in questo caso credo sia doverosa – nonostante il gruppo di 15 persone e gli sguardi curiosi di qualcuno, noi turisti siamo passati quasi inosservati. I quartieri occidentali vanno visti, vissuti e capiti con qualcuno che ti accompagna passo passo, e noi ai tempi ci siamo rivolti ai ragazzi di Scoprire Istanbul, trovati per caso nel web ed oggi diventati una vera e propria istituzione.

Fatih: la tappa perfetta per iniziare

La giornata inizia a Fatih in un’area abitata da immigrati Curdi conosciuta anche come piccola Sirte. La zona è chiamata anche mercato delle donne per via dei numerosi negozietti che vendono spezie, frutta secca, thè, miele, riso, bulgur, oltre che a una numerosa scelta di prodotti tipici dell’Anatolia orientale, dai dolci ai formaggi. Il quartiere, visitato di mattina abbastanza presto, ha un’aria rilassata e sonnacchiosa, ci sono ritornata per pranzo due giorni dopo, avevo letto che alcuni dei ristoranti migliori di tutta Istanbul si trovano proprio qui, e, in tarda mattinata è decisamente più animato, moltissima gente che si gode un caffè o un tè tra i tavolini dei numerosi locali ed un vivace via vai dagli spacci di prodotti alimentari.

Acquedotto di Valente

Fatih vale una visita non solo per gli ottimi ristoranti ma soprattutto perché qui si trova la moschea di Fatih, la prima moschea costruita a Istanbul dopo la presa della città da parte di Mehmet II a cui venne dato l’appellativo di Fatih, conquistatore.

Moschea di Fatih

Per la prima volta mi sono coperta il capo, mi sono tolta le scarpe e mi sono seduta su un tappeto ad ascoltare una storia.

La moschea di Fatih è la più importante di Istanbul, è stata la prima moschea sultanale di Istanbul, sorge in cima al IV colle, in un luogo storicamente con un simbolismo spirituale molto forte: nel luogo dove un tempo si trovava la Basilica dei Santi Apostoli, in cui Costantino in preda ad un ambizioso progetto, voleva custodire le spoglie dei dodici apostoli. La basilica venne distrutta e saccheggiata proprio dai crociati durante la IV crociata. Nonostante tutti questi motivi non è visitata da molti turisti, e non so se considerarlo un peccato, perché non sanno quello che si perdono, o un vantaggio, dato che non ci sono transenne di alcun tipo e si è liberi di visitarla come e quanto si vuole. Michelangelo, la nostra guida, sostiene che dopo aver visto la moschea di Fatih si può saltare la ben più famosa Moschea Blu, beh io l’ho vista solo due giorni dopo e credo che vadano viste entrambe, ognuna racconta di un preciso momento storico. Della serie “Sultani e moschee: un binomio imprescindibile”.

Dalla moschea si raggiunge un’area di Fatih in cui si sono insidiati i profughi siriani in fuga dalla guerra. Più che una via sembra un animato mercato, con merci esposte sui marciapiedi e bambini che sbucano dai negozi per farti assaggiare due dolcetti e vendere qualche prodotto locale. Nei loro occhi l’orgoglio di sentirsi utili, già grandi, nei miei l’amarezza di vederli piccoli uomini prima del tempo. E’ stato bello conoscere la storia di alcuni di loro, un uomo ha letteralmente traslocato ad Istanbul il suo ristorante di Aleppo, con tutti i dipendenti e famiglie al seguito ed ha ritrovato in queste tre strade gran parte della sua vecchia clientela. Ecco perché una visita guidata è d’obbligo, per andare oltre le insegne, per interagire con le persone, per conoscere le loro storie.

Passare per Çarçamba: il quartiere più integralista di Istanbul

Tra i quartieri di Fatih e Fener, il quartiere greco, si fa una piccola deviazione a Carsamba una zona che prende il nome dall’enorme mercato che si tiene ogni mercoledì ed abitato da una minoranza di integralisti islamici. Le donne sono quasi tutte completamente velate o vestite molto accollate con un velo che lascia liberi a mala pena gli occhi. A Carsamba, in cima al quinto colle sorge la moschea di Yavuz Selim, Selim il saggio, padre di Solimano il Magnifico e dalla terrazza si apprezza un bellissimo scorcio del primo e terzo colle e del Corno d’oro. Per godere del Corno d’ora in tutto il suo splendore però bisognerà attendere tardo pomeriggio e fare un salto in un posto speciale.

Tappa a Fener e Balat: due ferite nel cuore della città

Fener è una ferita aperta, in tutti i sensi. Si avverte la magnificenza di un passato ormai andato tra le vie di un quartiere che doveva essere un tempo vivace e animato, magari non ricchissimo ma dignitoso. Quello che ho visto taglia le ali a qualsiasi immaginazione. Fener è il quartiere greco, in cui oggi di greci, o meglio di romei (i greci che abitavano nella Città), ne rimangono ben pochi dopo le deportazioni, passatemi il termine, del 1955. Il quartiere oggi è abitato per lo più da poveri e dai pochi greci rimasti e le bellissime case in muratura, di cui le prime vennero costruite proprio qui, sono una più diroccata dell’altra, moltissime abbandonate.

Balat invece era il quartiere ebraico, abbandonato dagli ebrei in tempi abbastanza recenti per stabilirsi in zone più ricche della città. Mediamente è tenuto meglio di Fener, anche se oggi vi abitano per lo più poveri e zingari.

A Fener e Balat sono i bambini che colpiscono più di tutto. Giocano in strada, con giochi spesso di fortuna, alcuni si affacciano curiosi dalle porte delle loro case o dalle finestre, altri si avvicinano con un sorriso, due occhi che ti scavano e la manina tesa.

Pausa a San Salvatore in Chora con i suoi stupendi mosaici ed un cay sotto gli alberi

Il tour ufficiale finisce qui, ma la nostra guida è stata disposta ad accompagnarci fino alla chiesa bizantina di San Salvatore in Chora, famosa per i mosaici che rappresentano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento e a darci tutte le indicazioni necessarie per raggiungere le ultime due tappe della nostra giornata.

Se non siete interessati potrete comunque gustarvi un cay in uno dei cafè sotto l’ombra degli alberi all’esterno della chiesa.

Mura Teodosiane: trekking urbano e vista stupenda

La giornata finisce con un tentativo di trekking in cima alle Mura Teodosiane, tentativo in cui ho meramente fallito, visto il troppo vento e la troppa paura di finire spiaccicata su uno dei sette colli il primo giorno di viaggio. Per chi soffre di vertigini ed è un po’ ciocco come me c’è un secondo punto molto più agevole su cui salire, anche se un più basso. Il panorama è comunque bellissimo ma non il più suggestivo. Sì perché bisogna salire un altro po’ e così io, Salvatore e Daniele, un ragazzo del gruppo, ci siamo avventurati fino ad Eyup e la giornata non poteva finire in un crescendo non solo in senso figurato.

Dalle mura teodosiane

Eyup: scene di vita quotidiana e la vista super di tutto il Corno d’Oro

Eyup è un quartiere tradizionalista e popolare che si trova praticamente alla fine del Corno d’oro, vi capiterà di vedere moltissime donne con il velo integrale e se andate di venerdì come noi, moltissimi bambini vestiti completamente di bianco in modo sontuoso come dei piccoli sultani, sono in attesa di essere circoncisi nella moschea di Eyup. Ma Eyup è speciale per un altro motivo, e qualcuno prima di noi rimase talmente affascinato che oggi lì c’è un cafè in suo nome, il Pierre Loti Cafè. Si prende un sentiero acciottolato se si ha forza e coraggio di affrontare una lunga salita oppure la più comoda funivia che in un minuto vi porta sulla cima.

Da lassù la vista sul Corno d’Oro toglie il respiro e non è difficile immaginare il motivo per cui Pierre, così come me, ci ha lasciato gli occhi ed anche un po’ di fiato. Ma ne vale la pena, eccome se ne vale.

Perché fare una visita guidata nei quartieri occidentali: è impensabile andare da soli visto il dedalo di strade, le zone estremamente popolari in cui è quasi impossibile trovare qualcuno che parli una lingua che non sia di ceppo islamico. E’ impensabile andare da soli perché perde proprio di senso, sono quartieri che ne hanno viste passare talmente tante che è necessario andare con qualcuno che te li racconti. Vanno compresi così come va compresa Istanbul, con i suoi contrasti, i suoi popoli, le sue contraddizioni, i suoi quartieri, che la rendono un puzzle estremamente variegato di cui è impossibile non innamorarsene.

 

 

8 Comments

  • Alessia ha detto:

    Una splendida visita guidata, Vale. Me la sono goduta tutta d’un fiato tanto è scritto bene questo articolo. Non conosco Istanbul né l’associazione alla quale ti sei rivolta per girare questi quartieri, ma devo assolutamente ricordarmene in caso di viaggio. Sono d’accordo, non ha senso girare da solo con il rischio di non capire dove ci si trova, le storie e i drammi che si sono consumati per queste strade senza una guida. Trovo la tua esperienza e il tuo consiglio davvero preziosi. Solo una domanda. Cose è un cay? Ti abbraccio!

    • Valentina ha detto:

      Ciao Ale, un cay è il the turco servito nel bicchierino a forma di bocciolo, tra l’altro è il logo dei ragazzi di Scoprire Istanbul. Lo servono ovunque, anche sui traghetti pubblici ed è molto buono! Il tour vale assolutamente la pena farlo… E proseguire fino al Pierre Cafe Loti! Una giornata in continuo crescendo!!!

  • Mi hai accompagnata tra queste strade, al punto tale che ho davvero immaginato di essere lì. Fondamentale scegliere una guida del posto perché oltre al rischio più ovvio di sentirsi in pericolo da soli, c’è quello di non riuscire a capire il senso di quello che si vede senza qualcuno che te lo spieghi.
    Istanbul deve essere di una bellezza che non riesco a immaginare. Io e mia mamma da tempo diciamo di voler organizzare un viaggio insieme, solo io e lei, proprio a Istanbul. Spero di realizzarlo presto!

    • Valentina ha detto:

      Ciao Silvia, spero che questo vostro sogno si realizzi presto, è una città che amo alla follia! Vi straconsiglio le visite dei ragazzi di Scoprire Istanbul, io ne ho fatte due con loro una meglio dell’altra!

  • Anche io negli ultimi anni ho riscoperto ed apprezzato le visite guidate, soprattutto fatte da gente del posto! In questi luoghi poi è imprescindibile…come si può solo pensare di gironzolare Istanbul senza capirne la storia o anche i fatterelli e le curiosità che ci sono dietro ogni singola strada! Che fascino questo articolo Vale! Mi piacerebbe tantissimo immergermi nelle atmosfere (e negli hammam) di questa città! 😉
    Un bacione e buon fine settimana! :*

    • Valentina ha detto:

      Ciao Orsa! Hai perfettamente ragione, le visite guidate fatte da persone del posto hanno quel valore aggiunto indiscutibile sulla resa del viaggio; forse è anche per questo che Istanbul è diventata una delle mie città preferite! Lo sai che, per quanto mi piacerebbe, non ho ancora trovato il coraggio di entrare in un hammam? Mi vergogno troppo!!! Un abbraccio!

  • Pietrolley ha detto:

    Ciao ragazzi, credo che abbiate fatto bene a rivolgervi a guide locali per scoprire meglio la città! L’ho fatto pure io a Edimburgo e non me ne pento assolutamente, anzi, ho vissuto tour interessantissimi!
    Istanbul è un travel dream, di non so quale anno, ma un obiettivo concreto che spero di realizzare in un futuro poco lontano!

    • Valentina ha detto:

      Te lo auguro assolutamente, è una città bellissima! Negli anni ho imparato ad apprezzare molto questo tipo di tour, soprattutto quelli gestiti da persone del luogo capaci di farti scoprire quartieri un po’ fuori dalle classiche tappe turistiche! Di contro devo dire che Edimburgo è un mio travel dream di non so più quale anno e ogni anno mi sfugge! Avevo letto di un tour di Edimburgo di sera nei luoghi più misteriosi, quello mi ispira un sacco, spero poi di riuscire a dormire! 😉

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