Il cuore di Napoli

Napoli, Natale 2013.

Così si chiama la cartella sul pc che contiene le fotografie scattate durante il weekend nel capoluogo campano, non sono molte, circa ottanta, nessuna particolarmente significante, molti i doppioni.
Non mi stupisco neanche troppo, non mi arrabbio con Salvatore che ha fatto poche foto di cui molte sfocate, le migliori le conservo della memoria come ricordi preziosi, scattate usando gli occhi come polaroid e vengono rispolverate come per magia quando apro quella cartella del pc e sfoglio quelle reali.

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San Gregorio Armeno

Napoli è così, è bellissima, elegante e decadente ma non sono i mattoni, le mura, le chiese o i castelli che attirano l’attenzione, a Napoli è la gente che conquista.

E’ tutta la vita che sento frasi fatte e pregiudizi su questa città ed i suoi abitanti, da romana poi, lascio immaginare, dall’immondizia alla camorra, per non parlare delle truffe e della criminalità. Ho sempre avuto l’impressione che i pregiudizi cucissero addosso al capoluogo campano un vestito, una seconda pelle che celasse quello che Napoli ha di più prezioso: il suo cuore.

Napoli è la sua umanità.
E’ un microcosmo.
Me la sono sempre immaginata così questa città, formata da molte, moltissime laboriose formichine che, chi in un modo, chi un altro, a volte ricorrendo a stratagemmi fantasiosi, a volte al limite della legalità, cerca di praticare il mestiere più antico del mondo, che da queste parti non è “la vita” ma l’arte di tirare a campare.

Napoli è puro folclore.
E’ un salto indietro nel tempo nell’Italia di 50 anni fa.
E’ tuffarsi nei racconti di mia nonna, quando calava dalla finestra il cestino alla signora del negozio di alimentari e se lo faceva riempire con la spesa, un filoncino di pane ed un po’ di crudo.
E’ vedere dal vivo scene di vecchi film in bianco in nero, con le vecchine che in vicoli meno trafficati vendono sigarette di contrabbando, all’occorrenza sfuse.

Napoli è confusione.
Il vociare allegro tra le stradine di San Gregorio Armeno e lungo Spaccanapoli tra una folla immensa che cerca di farsi largo tra le botteghe.
E’ scoprire che qui il gioco è una cosa seria, ma in fondo neanche troppo, e la fortuna è custodita nel becco di un pappagallino.
E’, nel puro caos, riuscire a scorgere sorrisi soddisfatti di intere famiglie, nonni compresi, che si fermano al banchetto dei fritti per un cuoppo come spuntino veloce. Per me hanno già vinto, e se lo fanno loro, devi farlo anche tu. Ai grassi, al colesterolo ed alla dieta si pensa domani.
E’ vedere fuori le pizzerie storiche file immense di persone con una tale tenacia da aspettare il proprio turno per mangiare alle 3 del pomeriggio: a loro va tutto il mio rispetto e la mia stima, tutta quella perseveranza per una pizza non l’ho mai avuta, ma forse ancora non so bene cosa mi stavo perdendo.

Napoli è delizia.
Ogni momento è buono per una pausa dolce con una sfogliatella ed un caffè bollente, la tazzina in cui viene servito ha temperature ustionanti, perché a Napoli il caffè è un rituale da rispettare e va servito con le 3 C…Caldo, Comodo e… beh la terza non la ricordo mai perché in realtà l’unica cosa che uscirà dalla bocca con tutte C al loro posto sarà Cazz Come Coce!

Napoli è calore.
Ha il sorriso della signora Carmela, che appena arrivati ci ha offerto una seconda colazione che non ho potuto rifiutare: caffè, sfogliatelle, ricce, cornetti alla nutella e biscottini. La mattina successiva continuava a tirar fuori dalle credenze dolci di tutti i tipi, dal ciambellone agli struffoli, ed alla fine ha ceduto e si è seduta al tavolo con noi -dopo due cappucini e tre caffè- come una di famiglia, raccontandoci la storia del suo piccolo bed and breakfast.

Mia figlia è architetto e quando si è sposata mi ha detto “Mamma facciamo un BeB!”.
M’ha fatt u progett, m’ha fatt i pratiche e m’ha miss dind sta galera!

Ci ha raccontato aneddoti simpaticissimi su viaggiatori di ogni nazionalità, senza peli sulla lingua, facendoci morire dalle risate.
Oramai era entrata in confidenza, ha chiesto quando avessimo intenzione di sposarci, che non valeva spendere i soldi per la festa, meglio spenderli per viaggiare, e che il matrimonio più bello a cui aveva partecipato si era svolto nel Monastero di Santa Chiara, dove nel Chiostro dopo la cerimonia gli sposi avevano offerto un rinfresco con un quartetto d’archi in sottofondo. Semplice e raffinato ma che non tutti avevano capito così lontano da quelle pacchianerie che spesso li rendono famosi nel resto d’Italia.

Ci ha raccontato di come moltissima gente dopo aver prenotato la chiamasse dicendole che aveva paura di visitare Napoli.

A Napoli l’unico rischio che correte è quello di affezionarvi troppo, di lasciarci un pezzo di cuore ed una volta tornati a casa di venir divorati dalla nostalgia del calore della sua gente.

Si dice vedi Napoli e poi muori, su di me non ha attaccato, perché voglio ritornare e scoprire poco alla volta la città ma stavolta sono preparata, adesso so che il cuore di Napoli è grande, per quanto provi in tutti i modi è difficile nasconderlo.

Avevo sentito dire tante volte che al sud l’ospitalità è sacra, mai avrei pensato di sentirmi tanto a casa.

Napoli è casa.

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