Hiroshima incontri

La mia Hiroshima e qualche info utile.

Dalle ceneri di Hiroshima è sorta una nuova Hiroshima, ed è quella che io oggi vi voglio raccontare.

Ho pensato tanto ed a lungo se scrivere qualcosa ed avevo deciso di lasciar perdere, un po’ per non cadere nella fiera delle banalità, un po’ perché sinceramente non mi sentivo né all’altezza né in grado di scrivere qualcosa di vagamente decente su un posto così evocativo e così pregno di dolore e di storia.

Ed invece sono qui a raccontarvi la mia Hiroshima, perché lasciando un attimo da parte il fardello della Storia, quello lo tengo per me, un macigno di pensieri, emozioni e domande che ho ancora annodate in gola, Hiroshima è una città piacevole, capace di stupire e con il senno del poi mi sarebbe piaciuto rimanere almeno due giorni, visitare il castello ed i giardini senza essere costretta a scegliere fra questa parte di città e Miyajima, ma si sa, con il senno del poi è tutto più facile.

La decisione di visitarla è stata fino all’ultimo un grande punto interrogativo, è stata fino alla fine sospesa fra il “sì dai andiamo, chissà se mai rimetteremo piede in Giappone” al “no dai…boh non so se voglio andare”. Ero convinta di trovare una città che fosse la proiezione dei tragici eventi di quell’estate del ’45, anonima, triste, grigia e pesante, niente di più sbagliato.

La visita in città non può non iniziare là dove tutto finì quella mattina del 5 agosto del 1945, ai piedi dello scheletro dell’unico edificio dell’Hiroshima che fu, l’Atomic Bomb Dome, continuare con una passeggiata al Parco della Pace, una visita al Museo e terminare in silenzio con i pensieri raccolti davanti una scolaresca che rende omaggio al Monumento ai bambini eretto in memoria della piccola Sadako Sasaki offrendo fiori e ghirlande formate da tanti, tantissimi, aironi colorati.

Questa è la parte più tosta della giornata, quella che a riguardare le foto mi fa ancora trattenere il respiro, quella che sa di assurdo ed a cui non saprai mai dare un senso, quella che rimane appiccicata ai ricordi velandoli di una tristezza che si fatica a nascondere.

Oltre a questi ne porto a casa tanti altri, inaspettati.
Hiroshima mi ha profondamente stupito.
E colpito.
Con quella leggerezza che solo una ventata di aria fresca quando meno te lo aspetti sa portare.

La ventata di aria fresca nel mio caso sono diversi incontri inaspettati, di quelli positivi che ti cambiano la giornata. Di quelli che nei viaggi sono sempre troppo pochi.

Si può parlare anche di tanto altro, ed allora se a Tokyo mi sembrava tutto fumettoso, a Kyoto tutto tradizione e cultura ad Hiroshima ho avuto la sensazione di essere finita direttamente dentro un manga.

Dalle ceneri di Hiroshima è nata l’Hiroshima che mi ha accolto e stupito, l’Hiroshima dove i segni, il dolore e la memoria vanno a braccetto con la modernità, l‘Hiroshima dove la vita scorre placida e lenta su rotaie di tram dal gusto retrò.

Iniziamo dalla stazione.
Appena arrivata non mi sembrava nemmeno di stare in Giappone, sono stata accolta da simpatici vecchietti, gli Hiroshima volunteers che, parlando il miglior inglese di tutto il viaggio, mi hanno aiutato a capire come funzionavano i tram, quale prendere per arrivare all’Atomic Bomb Dome ed a quale fermata scendere.

La nonnina che ci ha accompagnato al tram mi ha raccontato che è stata tre volte in Italia, adora Firenze e Venezia oltre che Roma. Mi è sembrato tutto abbastanza surreale, chi è stato in Giappone può capirmi, in un paese dove la probabilità di trovare qualcuno che parli in inglese è davvero bassa fare conversazione con una signora dell’età di mia nonna mi ha davvero stupito, nonché messo di buonumore, ovvio.

Hiroshima mi ha accolto così, con il sorriso di una nonnina ed un inglese, anche se non perfetto, sicuramente molto buono.

Me la sarei portata a casa quella nonnina, a far compagnia alla mia, mi sono chiesta però in che lingua avrebbero potuto comunicare, sono sicura che in un modo o nell’altro si sarebbero capite.

Ad Hiroshima ci si sposta quasi esclusivamente in tram, uno pensa ai trasporti in Giappone e pensa a qualcosa di ultramoderno, magari qualcosa molto simile ai treni a levitazione magnetica.

No.

I tram di Hiroshima sono davvero old style, molto vintage, sembrano usciti dagli anni ‘60 e sono una delle cose che più mi sono rimaste impresse. Sembra di fare un tuffo nel passato. Io adoro i tram, mi ricordano le uscite con i miei nonni da bambina, un viaggio in tram per me ha un fascino tutto suo. E mentre siamo tutti agitati perché né io né Salvatore capiamo come pagare e se abbiamo passato o meno la nostra fermata una simpatica signora sulla cinquantina, sempre in inglese, ci dà una mano.

Questa Hiroshima, continua a stupirmi.

Città che vai, okonomiyaki che trovi, ed allora non si può assaggiare l’Hiroshima style della famosa pastella farcita con tutto e qui anche con spaghetti sopra e sotto.

Non so come né perché ma mi ritrovo in un buco di ristorante dove, fra simpatiche vecchiette vestite di tutto punto che si danno appuntamento per pranzo, ordino anche io la mia porzione. Immaginate la scena: un gruppo di sei signore sulla settantina vestite eleganti che si siedono al bancone, dove tra l’altro avevano addirittura prenotato perché ad attenderle c’erano sei okonomiyaki giganti tenute in caldo, e, a giudicare dalle loro esclamazioni, credo abbiano spettegolato un bel po’.

Tutto questo è stato bellissimo, mi sembrava di essere stata catapultata dentro un manga.

Nella mia mezza giornata trascorsa in città ho avuto spesso la sensazione che fosse un posto diverso, che fosse un posto accogliente, ma accogliente per davvero e non per forma come ho avvertito in tante altre occasioni in Giappone. Abbiamo incontrato persone che ci sono venute incontro per aiutarci, persone che ci hanno consigliato un posto dove andare a mangiare accompagnandoci nel locale, in un paio di occasioni ci hanno spicciato una banconota da 1000yen per pagare la corsa in tram solo perché ci avevano visto in difficoltà con le monetine.

Hiroshima mi ha stupito, pensavo di andare in un posto grigio e pesante, ero partita con lo spirito un po’ cupo senza sapere bene cosa aspettarmi ed invece mi sono ritrovata in una città ospitale, dipende che piega si sceglie di dare alla giornata.

O che piega la giornata decide di prendere da sola.

Nel pomeriggio si prende il traghetto e si va a Miyajima, l’isola sacra situata nella baia di Hiroshima, uno dei posti più incantevoli del Giappone con il suggestivo Tori che si erge dal mare.

La giornata finisce nel luogo in cui era iniziata, alla stazione, dove tentiamo, per scrupolo, di cambiare una prenotazione dello shinkansen e l’ultimo ricordo che ho di questa intensa giornata è l’incontenibile ridarella davanti al “SORUDO! SORUDO!” dell’impiegato, un ragazzetto di circa 20 anni e l’aspetto del classico personaggio dei manga con i dentoni e gli occhiali a fondo di bottiglia, e per capire che stesse dicendo “SOLD OUT!” c’è voluta tanta ma tanta immaginazione!

Nonnina che ci avevi accolto stamattina, che fine avevi fatto?

Dalle ceneri di Hiroshima è sorta una nuova Hiroshima, vitale e vivace, che mi ha accolto strappandomi un sorriso e mi ha dato un arrivederci ridendo a crepapelle.

INFO UTILI

Arrivare ad Hiroshima
Noi abbiamo deciso di visitare Hiroshima in giornata da Kyoto. Ci siamo spostati con lo shinkansen, e questa tratta è compresa nel JRP sia all’andata che al ritorno. Per il rientro a Kyoto non ci sono treni diretti ma si cambia a Shin-Kobe oppure a Shin-Osaka.

Come muoversi ad Hiroshima
Ad Hiroshima ci si sposta con il tram. E’ una rete efficiente e capillare, inoltre rende l’atmosfera che si respira in città abbastanza particolare. Alla stazione, come avrete letto qualche riga più su, ci sono dei volontari molto disponibili, spiegano come arrivare nei vari punti turistici (e non) e forniscono la cartina dei tram. Si paga all’autista quando si scende, una corsa in città ha il prezzo fisso di 160 Yen.

Sito dei trasporti qui

Come arrivare a Mijayima
Prendete dalla stazione centrale (o da una stazione secondaria se rimane più pratico) la linea JR Sanyo line, compresa nel JRP e scendete a Miyajima-guchi. Fuori la stazione troverete i traghetti, se avete il JRP prendete il traghetto della JR, questa tratta fino all’isola di Mijayima è coperta dal pass.

Cosa vedere ad Hiroshima
Noi in un giorno abbiamo visitato l’Atomic Bomb Dome, il Peace Memorial Park ed il Museum. Abbiamo fatto una breve passeggiata lungo il Peace Boulevard in cerca di qualche localino dove poter mangiare. Nel primo pomeriggio siamo andati a Mijayima. Se fossi restata anche solo una mezza giornata in più avrei visitato con molto piacere il Castello ed i Sukiken Garden nella parte nord della città. Se avete in programma un viaggio in Giappone una notte ad Hiroshima penso che valga assolutamente il viaggio.

6 Comments

  • Alessia ha detto:

    Benissimo, il festival delle banalità lo vinciamo noi!! 🙂 …and the oscar goes to…ahahah! In realtà trovo interessante come cambi il punto di vista su un luogo a seconda delle persone, delle situazioni..affascinante davvero…

    • Valentina ha detto:

      Non so se tu mi stia prendendo in giro o cosa… nel post ho semplicemente raccontato la mia giornata ad Hiroshima a prescindere dal motivo per cui si va ad Hiroshima, io non sono stata in grado, non mi piaceva quello che usciva fuori ma non è detto che non possa apprezzare chi lo fa e ci riesce meglio di me!
      Oltre che al Peace Memorial Park e al Museo ho tanti altri ricordi. Ricordi legati alle persone più che al luogo in sè, ricordi che per me sono delle istantanee di viaggio e ho voluto fermarle in questo modo.
      Io invece trovo interessante la cattiveria gratuita di certe persone…affascinante davvero…

  • Alessia ha detto:

    Sono spiazzata. Nel mio commento non ti prendo affatto in giro (anzi, casomai faccio dell’autoironia sul mio post, su quello che ho scritto io, e non su quello che puoi aver scritto tu…non mi permetterei mai), nè tantomeno cattiveria gratuita. Perché dovrei? A che pro? Neanche ti conosco, come tu non conosci me…

    • Valentina ha detto:

      Ciao Alessia, Alt! fermi tutti! Devo fare un passo indietro!!! Allora, devo aver frainteso il senso del tuo commento e se così fosse ti chiedo scusa. Avevo avuto l’impressione che fosse un commento poco carino nei miei riguardi e ci sono rimasta malissimo! L’introduzione del post ovviamente non è indirizzata a te e a tutte le altre persone che scrivono di quel posto (tra l’altro come può esserlo se è un post di 6 mesi fa? e poi non mi permetterei mai di giudicare il lavoro di altre persone) ma è indirizzata a me, che non ne sono stata capace, non veniva fuori niente che mi piacesse. Ho apprezzato invece il tuo modo di raccontare di un posto così “difficile” e “tosto”, la “fiera delle banalità” è nel file che sta ancora tra le bozze del mio pc!!! Però Hiroshima per me è stata anche tanto altro, alcuni dei ricordi più belli del viaggio e questo è il mio modo per ricordarli. Tutto qua!

  • Alessia ha detto:

    Non mi sarei mai permessa. Guarda, al massimo avrei letto l’articolo senza commentare, ma visto che quello che hai scritto mi ha colpito, non ho voluto far finta di niente e ho detto la mia. Mi piace il tuo stile e il tuo modo di raccontare, altrimenti non ti avrei neanche seguita 😉 Ciao Vale, a presto.

    • Valentina ha detto:

      Hai fatto benissimo a ricommentare, anzi meno male che l’hai fatto, così ci siamo potute chiarire, altrimenti si sarebbe creato un malinteso davvero antipatico ma soprattutto senza fondamento! Alcune volte con i messaggi può capitare, sono solo parole e si può solo immaginare il tono ed io non ho capito niente. Ora mi sento un po’ una stupida per quello che è successo e vado a vergognarmi mezzora ( ma forse anche di più) nell’angoletto! A presto! 🙂

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