Mamma quante storie!

Favole in ambulatorio, in treno ed in piazza

Lo scorso fine settimana sono stata a Vulci in occasione del concerto di Daniele Silvestri, 3 ore e mezza di musica, ospiti, chiacchiere che sono volate veloci e sono tornata a casa con questo libro nello zaino.

L’ho sfogliato ed ho fatto il giro del mondo.

Mamma quante storie! è una raccolta di favole per bambini ma l’idea e la persona che c’è dietro meritano di essere raccontate.

Ad un certo punto Daniele invita sul palco un certo Andrea Satta, cantante dei Têtes de Bois, voi lo conoscete? Io no, tantomeno il gruppo di cui è il cantante, però ad un certo punto è successo qualcosa.

E’ successo che Andrea è un cantante ma è anche un ciclista, è un ciclista ma è anche uno scrittore, è uno scrittore ma è anche un pediatra. Ed il pediatra lo fa in una zona periferica di Roma, in cui ci sono tanti immigrati e l’integrazione è un problema. Ha bambini di oltre 30 nazionalità diverse.

Andrea è un tipo buffo a vederlo da lontano, ha un cappello ed i capelli lunghi, è spettinato quanto basta per farmi dire a Salvatore che se avessi un figlio lo sceglierei ad occhi chiusi.

Sette anni fa alla fine di una lunga giornata di lavoro, mentre sta chiudendo il suo ambulatorio, una mamma chiede se può parlargli un attimo. E’ triste, 8 anni prima ha lasciato il suo paese in Marocco ed è arrivata in Italia, non conosce nessuno a parte le sue amiche con cui è partita ed il marito è sempre fuori per lavoro. Non sa con chi scambiare due parole, l’unico luogo in cui ci riesce è la sala d’attesa del pediatra mentre aspetta il suo turno. La mamma si sente sola, non sa a chi rivolgersi per chiedere aiuto, l’unica persona che le viene in mente è il medico del suo bambino, Andrea la lascia con la promessa che si sarebbe inventato qualcosa. Tempo qualche giorno e fuori l’ambulatorio mette un cartello:

Lunedì prossimo dopo l’orario di studio tutte le mamme ed i loro bambini sono invitati ad un incontro speciale in cui si parlerà di fiabe.

Andrea acchitta un tavolinetto con Fanta, Coca cola e patatine, vergognandosi anche un po’, sono tutte cose che vieta nel modo più assoluto ai suoi bambini convinto che non si presenterà nessuno. Ad un certo punto ecco che le mamme iniziano ad arrivare e si ritrova immerso in una bellissima atmosfera fatta di cous cous, frittate, dolci con le mamme che socializzano e si scambiano le ricette ed i loro bambini che giocano tranquilli.

Nel corso della serata Andrea invita le mamme a pensare ed a raccontare una fiaba con cui si addormentavano da piccole e quella che doveva essere una semplice serata per mantenere una promessa fatta è diventato un appuntamento fisso che si ripete ogni mese da sette anni.

Dopo due anni l’appuntamento mensile delle mamme di Valmontone diventa un libro ed iniziano le presentazioni in tutta Italia e la collezione di fiabe si arricchisce di ulteriori racconti, quello che è partito come un esperimento in una periferia romana è diventato un bel progetto per l’integrazione.

La mia versione è edita da Treccani con illustrazioni di Sergio Staino ed è un bellissimo viaggio nella cultura dei paesi di tutto il mondo. Ci sono favole italiane, bulgare, ucraine, dal Marocco, dal Togo, India, Pakistan passando anche per il Sudamerica.

Mi piace perchè non è solo la classica raccolta di storie ma è soprattutto la storia che c’è dietro la mamma che presenta la sua favola. E’ un libro che nella sua semplicità ci ricorda, sì, che il mondo è tanto grande ma anche tanto piccolo e lo straniero che a volte fa tanto paura è proprio come noi. Se fossi una mamma vorrei che mio figlio si innamorasse di storie che volano tra le pagine, storie che parlano di paesi lontani e che possano far crescere in lui la passione per la scoperta ed il viaggio ma soprattutto che lo rendano una persona curiosa ed aperta nei confronti dell’altro.

Insomma progetti e persone così mi fanno ancora sperare che il mondo possa essere veramente migliore di quello che è.

La prima versione del libro è edita da Infinito edizioni e si chiama Ci sarà una volta e i proventi sono destinati ad un progetto di Emergency in Sudan. La mia versione è edita da Treccani ed i proventi sono destinati al progetto “Una biblioteca per Lampedusa”.

Si può viaggiare in tanti modi ma questo, forse, è un po’ più speciale degli altri.

Ho conosciuto il mondo attraverso loro,
le famiglie, le mamme, i papà, i nonni,
le case, le chiese, l’impegno,
il disimpegno, le religioni, gli odori,
le feste, i piatti, le cucine,
le stanzette, le coperte,
i giocattoli, i pianti,
gli strilli e soprattutto loro, i ciucci ed i biberon

(Andrea Satta)

13 Comments

  • Alessia ha detto:

    Mi sembra un progetto stupendo! Mi hai fatto ricordare un libro che avevo da piccola e che ho letteralmente consumato, si chiamava Le Grandi Fiabe d’Europa. Restavo per ore a sognare davanti a racconti provenienti dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo… terre che allora mi sembravano lontanissime. Non c’entra niente con il nobile intento del dr. Satta, ma di sicuro è un libro che ha contribuito alla mia crescita personale in fatto di curiosità e passione per tutto ciò che è sconosciuto, lontano e apparentemente diverso. Sono fondamentali questi testi, io li metterei come libri scolastici alla voce “racconti di formazione”. Mamma quante storie! si trova nelle comuni librerie? Non mi dispiacerebbe regalarlo a Sami. Grazie Vale, proprio una bella storia 🙂

    • Valentina ha detto:

      Ciao Alessia, ho appena controllato su google e tutti i siti delle librerie più famose ce l’hanno…ibs…feltrinelli…ecc… Ora però voglio le Grandi Fiabe d’Europa nella mia libreria, questi libri che parlano di folclore, storie, favole anche se sono indirizzati ai più piccoli mi piacciono molto! Nel caso di mamma quante storie! mi ha colpito proprio la storia e la persona che c’è dietro, ce ne fossero di più di persone così! Purtroppo io da piccola non amavo leggere, era per me un vero castigo…da grande però ho recuperato! Un abbraccio!

  • Giulia-ladoppiag ha detto:

    Che bell’articolo… Che bella storia… Non posso essere più d’accordo con quello che hai scritto. In un mondo che, per colpa di pochi, va verso la strada opposta all’integrazione e ci fa sentire sempre più chiusi nelle nostre realtà guardando con sospetto il “diverso” credo che un progetto del genere possa solo fare bene. Perché un bambino è sempre un bambino ovunque, così come l’amore di una mamma ed il bisogno di sentirsi amati. Ce ne fossero di persone come Andrea al mondo, ci sentiremmo tutti un po’ meno soli.
    Anche io lo sceglierei ad occhi chiusi se avessi un bimbo… E parteciperei a questi incontri di fiabe.

    • Valentina ha detto:

      E’ vero Giulia, ce ne fossero di più di persone così! Ma soprattutto mi fa indignare che siano sempre e solo le notizie negative ad espandersi a macchia d’olio e mai le positive. Questo progetto esiste da 7 anni ed io ne sono venuta a conoscenza per caso ad un concerto! E’ un progetto bellissimo per l’integrazione e parteciperei ad occhi chiusi a quegli incontri anche solo per ascoltare le storie delle mamme degli altri paese…e farmi dare le ricette dei piatti tradizionali! Ci sono tanti modi di conoscere il mondo e questo mi sembra fantastico!

  • Silvia Demick ha detto:

    A volte penso ad alcune coppie di amici con bambini, che non vanno in vacanza da anni “perché tanto ai bambini cosa importa di vedere Parigi (o Londra, o Lisbona…” Non commento mai perché non ho figli quindi non ho voce in capitolo, ma credo che iniziare a viaggiare già da piccoli aiuti ad avere una mentalità più aperta anche da grandi, a conoscere le differenze, ad apprezzarle e a far nascere qualcosa di positivo. Credo che questo pediatra sia riuscito a fare proprio questo: grazie per averne parlato.

    • Valentina ha detto:

      Ciao Silvia, la vedo proprio come te, anche io non ho figli e non mi permetto di rispondere però dentro di me penso che, al di là della meta, viaggiare serva sia ai bambini per avere una mentalità più aperta, per imparargli l’importanza del sapersi adattare, sia ai genitori “per fare famiglia” ma in fondo credo che i primi che non hanno voglia siano proprio loro. Da piccola con i miei ho girato tanto il centro Italia e non ricordo nulla o quasi, è questo forse un buon motivo per rinunciare? Non credo!

  • L'OrsaNelCarro ha detto:

    Che belle queste iniziative, ce ne fossero di più! Vado subito a googlare il titolo, con le illustrazioni di Staino credo cha abbia una marcia in più!
    Valentina hai fatto bene ad aver parlato e condiviso del progetto di Andrea, progetto che merita più visibilità considerando che esiste da 7 anni!
    Un bacio!
    PS: Inutile dire che da bambina mi piaceva sfogliare l’atlante (quello grande-grande che pesava 10 kg).
    Me lo mettevo sulle gambe in bagno (si può dire bagno?) e inevitabilmente mi causava formicolii pazzeschi 😛 Però con lui ho viaggiato alla grande!

    • Valentina ha detto:

      Ciao Daniela, hai ragione lo scrivevo anche nei commenti precedenti, ti rendi conto che questo progetto esiste da 7 anni e da 5 questo medico-cantante-scrittore gira l’Italia ed io ne ho sentito parlare…ad un concerto? Ed è pure di Roma!!! Anche io da bambina sfogliavo gli atlanti…ne avevo 2 uno scolastico abbastanza sottile e poi uno enoooorme dove erano spiegati anche i climi, gli ecosistemi ecc… insomma la Germania è ancora divisa, esistono ancora l’URSS e la Jugoslavia ma io ci sono troppo affezionata anche io con lui ho viaggiato tanto! 🙂

  • Bellissimo questo progetto Valentina ed è bello che tu l’abbia raccontato a tutti noi.
    Splendida occasione per entrare in contatto con le culture che ci circondano e che sono molto più vicine di quanto pensiamo. <3

    • Valentina ha detto:

      Sì è veramente un progetto bellissimo, ce ne fossero di più di queste iniziative…e più persone come Andrea!

  • wwayne ha detto:

    Splendido post, complimenti! 🙂

  • wwayne ha detto:

    Grazie a te per la risposta! 🙂

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