Moschea di Mihrimah: una dichiarazione d’amore

Istanbul è uno scrigno prezioso che racchiude tantissime storie.
Sono ovunque: tra le sue strade, tra le mura dei suoi palazzi, sotto le cupole delle sue moschee e dietro le ombre dei minareti sotto il sole di mezzogiorno.

Parlano di onore, gloria, magnificenza, vanità.

La più magica di tutte parla di una principessa, di un nome che è un destino, della mente immensa di un architetto geniale che ha incastonato il suo amore nel profilo della città.

E parla di una moschea.

Mi correggo, parla di due moschee.

Mihrimah Sultan Camii, due edifici maestosi con lo stesso nome, legati l’uno all’altro, che acquistano senso e valore l’uno in funzione dell’altro, che hanno modificato una città nell’esaltazione di Mihrimah, la figlia prediletta di Solimano il Magnifico, l’unica in tutta la storia della Istanbul sultanale ad avere due moschee in suo nome.

E neanche a dirlo sono le mie preferite: si parla di principesse, di amore, di genio e follia e ci sono cascata con tutte le scarpe. E dopo questo ho capito che visitare una moschea senza sapere la storia che c’è dietro renderebbe la visita riduttiva ed incompleta.

Le moschee parlano, raccontano… e così quella mattina mi sono coperta il capo, mi sono tolta le scarpe e per la seconda volta mi sono seduta sul tappeto ad ascoltare una storia…

…C’era una volta

un grande sultano, sotto il quale l’Impero raggiunse l’apice di grandezza e splendore tanto che venne ricordato dai posteri con l’appellativo di Solimano il Magnifico. Solimano riconobbe il genio di un giannizzero convertito all’Islam, un certo Sinan, al quale, per testare il suo talento, affidò inizialmente dei piccoli incarichi, come la costruzione della moschea Şehzade in onore del principe Mehmet, che morì prematuramente poco dopo l’inizio dei lavori.
Solimano apprezzò a tal punto l’operato di Sinan che gli diede l’appellativo di Mimar, ossia “architetto” creando appositamente per lui la carica di Capo Architetto dell’Impero Ottomano, un equivalente del nostro Ministro dei lavori pubblici per intenderci. Durante il sultanato di Solimano e grazie al genio creativo di Mimar Sinan, Istanbul divenne la città più bella e importante del mondo. Sinan costruì moschee, palazzi, edifici, hamam, ponti e acquedotti.

Un artista a 360 gradi.

Solimano aveva 5 figli maschi ed una sola figlia femmina, la principessa Mihrimah.

Mihrimah era la figlia preferita del sultano e venne data in sposa all’età di 17 anni al Gran Visir Rustem Paša, il matrimonio fu più una mossa politica che una scelta dettata dalla spontaneità dall’amore, nonostante si vociferi che anche Sinan avesse chiesto la sua mano.

Mihrimah commissiona a Mimar Sinan una moschea in suo nome.

Sinan la costruisce sulla sponda asiatica della città, a Üsküdar, ai piedi di un’altura.
L’edificio è incastrato tra il mare e la collina e viene raggiunto tardi dalla luce del sole, quando questo oramai è già alto nel cielo da diverse ore e mai in modo diretto. E’ protetta dalla luce di mezzogiorno da una doppia veranda e un porticato, all’interno le finestre sono poche, piccole e con disegni scuri che non lasciano filtrare molta luce, la moschea risulta quindi buia e poco luminosa, ben distante dall’idea di luminosità uniforme che caratterizza questo tipo di edifici.

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Mihrimah Sultan Camii a Uskudar

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Il portone di ingresso è intarsiato con tre tipi di legno diverso, è bellissimo e maestoso, degno di una principessa.

Diciotto anni più tardi Mimar Sinan inizia i lavori per una seconda moschea dedicata a Mihrimah e la fa costruire sulla sponda europea, a Edirnekapi, sulla sommità del sesto colle, il colle più alto. I lavori partono con così tanto ritardo poiché il Gran Visir si rifiutava di commissionarla, gliela commissiona direttamente la principessa alla morte del marito.

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Mihrimah Sultan Camii a Edirnekapi vista dalle mura Teodosiane

Questa seconda moschea è un gioiellino, è piccola ma luminosissima, con più di 100 finestre che lasciano filtrare moltissima luce. Le vetrate lasciano a bocca aperta, hanno disegni raffinati e bellissimi, è l’opposto in tutto e per tutto della prima.

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Le due moschee non si guardano l’un l’altra, c’è un solo punto in tutta Istanbul in cui le si possono scorgere entrambe: la terrazza dell’Harem del palazzo Topkapi, un luogo in cui solo Mihrimah poteva accedere.

Ma c’è di più, ed è la parte migliore di tutta la storia.

La principessa è nata il 21 marzo durante l’equinozio di primavera, una data importante per l’astronomia in cui giorno e notte hanno esattamente la stessa durata e considerata al tempo stesso di buon auspicio.
Mihrimah porta questa simbologia nel suo nome che in persiano significa “Sole e Luna” (mihr-i-mah).

Il 21 marzo al tramonto saliva in cima al palazzo Topkapi ed affacciandosi dalla sua terrazza vedeva il sole calare dietro l’unico minareto della moschea della Luce (o del Sole) sulla sponda europea mentre la luna sale in cielo tra i due minareti della moschea del Buio (o della Luna) sulla sponda asiatica.

Se non è poesia questa, non so davvero come chiamarla, so solo che dopo aver ascoltato questa storia il giorno dopo sono scappata dalla folla asfissiante di Sultanahmet e sono corsa ad Edirnekapi alla ricerca della Moschea della Luce, senza dubbio la più bella e suggestiva in cui sono entrata, in cui sono restata per tutto il tempo che ho voluto, ben lontana dalla ressa, dagli spintoni e dalle file prestabilite della Moschea Blu.

Sarà la magia delle parole ed il potere dei racconti ma se non fossi inciampata in una delle storie più belle, magiche ed emozionanti che Istanbul può regalare mi sarei persa molto di quell’incanto che la città ha lì in bellavista ma regala solo a chi se lo va un po’ a cercare. Sarei tornata a casa con qualche souvenir in più in valigia ed una favola in meno.
La prossima volta mi aspetta un giro al Topkapi ed una sosta sulla terrazza dell’harem, magari al tramonto anche se non sarà il 21 di marzo, voglio provare ad immaginare la magia di quel regalo speciale che Mihrimah scartava una volta l’anno.

Il sole che cala dietro la sponda europea e la luna che sorge dietro quella asiatica, mihr-i-mah, il sole e la luna, incastonati per sempre e solo per lei nel profilo della sua città dalla mente immensa di un genio innamorato nella più magnifica ed eterna delle dichiarazioni d’amore.

 

INFORMAZIONI UTILI

Per chi volesse contattare il ragazzo che mi ha fatto da guida può contattare i ragazzi di Scoprire Istanbul e chiedere di effettuare il tour della sponda asiatica con Michelangelo. Il tour non comprende la visita della Moschea di Mihrimah sul lato europeo ma arrivarci è facile. Per arrivare alla Moschea della Luce basta prendere alla stazione dei bus di Eminönü il 32 oppure il 31E e scendere alla fermata Edirnekapi (i bus sono moderni e hanno uno schermo dove viene via via segnato il percorso con le fermate ma se fosse spento chiedete all’autista, i turchi sono persone gentilissime), attraversate la strada e siete arrivati. Per il ritorno un qualsiasi bus che fa capolinea a Eminönü o Taksim va bene.

 

 

 

14 Comments

  • Uno degli articoli più belli e poetici che ho letto su questo blog!
    Bravissima a raccontare la magia della storia e dell’istante in cui l’hai ascoltata.
    Complimenti Vale! <3

    • Valentina ha detto:

      Grazie mille Lucrezia (non so come si fa la faccina che arrossisce)!!! Questa storia è stata segretamente custodita tra le bozze del mio pc per quasi un anno, così come tanti altri post di quel viaggio, avevo paura di rompere l’incanto provato in viaggio; lo so a volte sono strana e faccio ragionamenti confusi! Ma è stupenda e mi sono detta che era un vero peccato e poi è uno dei tanti motivi per cui mi sono innamorata di Istanbul!

  • Alessia ha detto:

    Meraviglioso. Tutto. La storia che c’è dietro la costruzione delle moschee, le foto che hai fatto, la poesia legata al compleanno della principessa… Vale, mi hai lasciata senza parole, a parte una. Bravissima.

  • L'OrsaNelCarro ha detto:

    Che storia stupenda! Da mille e una notte. E come si fa a non sognare sulla vita delle principesse mediorientali in epoca ottomana!
    Davvero ha visitato un Harem? Aspetto con ansia il tuo prossimo post!
    Mi hanno sempre affascinata: pensa che Harem Suare, il film Ferzan Özpetek, l’avrò visto almeno una ventina di volte.
    Da Napoli partono tanti voli low cost per Isanbul. Ammetto senza vergogna che la paura ci frena tantissimo. Però mi piacerebbe!
    Un saluto
    Daniela

    • Valentina ha detto:

      Ciao Daniela, purtroppo l’Harem del Topkapi non l’ho visto, non ho avuto il tempo ma da quando sono tornata non faccio altro che fremere perchè vorrei tanto tornare a Istanbul e visitare sia il palazzo che l’Harem. E’ una città stupenda ma come te sono frenata dalla paura sia del terrorismo islamico che da quello derivante dall’instabilità politica dopo le elezioni dello scorso giugno. Non conosco quel film di Ozpetek, me lo segno e lo cercherò, ora sono curiosissima. Di Ozpetek ho visto quasi tutto e trovo stupendo anche “Il bagno turco”. Ah… quanti ricordi (sospiro malinconico).
      A presto!

      • L'OrsaNelCarro ha detto:

        No e allora lo devi vedere! Bellissimo e malinconico, anzi c’è anche un piccolo filo conduttore con Il Bagno turco!
        Peccato, avevo capito che c’eri stata su quella terrazza e che dovevi solo scrivere il post.
        Il terrorismo islamico priva tantissime persone di poter apprezzare una cultura millenaria e bellissima. Poveri scemi(per non dire un’altra cosa).
        Ciao!

        • Valentina ha detto:

          Se mi dici così corro a cercarlo!!!
          Purtroppo la terrazza dell’Harem è stata il mio grande rimpianto! All’inizio era nei piani ma poi abbiamo dovuto posticipare la partenza di un giorno e alla fine non abbiamo avuto il tempo. A dire il vero sono contenta anche così, mi piace lasciarmi un buon motivo per tornare in una città già vista, e poi con questa storia magnifica che c’è dietro sono stracuriosa.
          Sono d’accordissimo con te sull’ultima affermazione!
          A presto! 🙂

  • Martina ha detto:

    Raramente mi capita di rimanere con gli occhi incollati dall’inizio alla fine, di saltare le foto per guardarle meglio a lettura finita. Questo post è splendido e la storia che hai raccontato lo è ancora di più!
    Istanbul è un luogo che sogno da tempo, ora più che mai voglio scoprire di persona questa magica città. Grazie ❤

    • Valentina ha detto:

      Grazie mille Martina! Ti confesso che scegliere le foto è stata dura, fotografare le moschee non è per niente facile, soprattutto se non si ha tecnica. Ho salvato e scelto le presentabili. La storia è stupenda, perfetta, magica. Spero che Istanbul torni presto una città da poter scegliere per un viaggio di qualche giorno senza ansie e paure, è una città bellissima che ti auguro presto di visitare…ed io mi auguro di poterci ritornare!

  • Flavia ha detto:

    Questo articolo è splendido! E la storia davvero romantica *.* Le foto non parliamone neanche! Complimenti, hai trovato una chicca che non conoscevo proprio di questa bella città. Ci andai quando ero più piccola e se ci tornassi ora penso che l’apprezzerei ancora di più! E salirei anche io su quella terrazza della principessa per godermi quello splendido panorama 🙂

    • Valentina ha detto:

      Grazie mille Flavia! La storia è stupenda e la prossima volta su quella terrazza ci sentiremo un po’ tutte come Mihrimah il giorno del suo compleanno!

  • Lucia ha detto:

    Bellissimo post! Una vera propria ‘fiaba da viaggio’. Mi hai fatto rivivere, in modo diverso e magico, il fascino di Istanbul!

    • Valentina ha detto:

      Ciao Lucia, grazie mille! Ho adorato Istanbul e dopo aver sentito questa storia non ho capito più niente! Per me è la città più bella del mondo!

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