Ostinatamente Kamakura.

Tra pioggia, Daibutsu e panorami inaspettati.

Kamakura è un paesino vicino Tokyo facilmente visitabile con una gita in giornata dalla capitale grazie ad un collegamento diretto della linea Yosokusa, che in una mezzoretta circa porta in paese.

Il motivo principale che spinge i turisti a spostarsi da Tokyo a Kamakura è poter ammirare con i propri occhi la celeberrima statua del Daibutsu (il Grande Buddha), una delle tre più grandi del Giappone; le altre due sono a Nara e a Takaoka nella prefettura di Toyama.

Ma non solo, Kamakura è una cittadina piacevole, ricca di templi Zen e Shinto, si affaccia sul mare ed è incorniciata dai monti. Inoltre rappresenta una perfetta occasione per fuggire un po’ dal caos di Tokyo ed avere qualche assaggio di un Giappone più rurale.

La giornata in cui decidiamo di visitare Kamakura inizia all’insegna dell’ostinazione.
A Tokyo piove, una pioggerellina fitta e fastidiosa che ostinatamente non ci abbandonerà per tutto il giorno. Noi, con altrettanta ostinazione decidiamo che non ci avrebbe fermato, che la gita a Kamakura s’ha da fare e non ci avremmo rinunciato, che la curiosità di vedere quanto sia grande il Daibutsu è più forte di ogni intemperia.

Il tempo continua a non promettere nulla di buono, un cielo pumbleo ci accompagna per tutto il viaggio.

Decidiamo di scendere a Kita-Kamakura, una fermata prima della stazione di Kamakura per poter visitare due dei due templi Zen più famosi l’Engakuji ed il Kencho-ji e di farci una bella scarpinata fino al paese.

L’Engakuji ed il Kenchoji si sviluppano sulle pendici della collina, immaginiamo che visti in un giorno di sole e con le foglie tendenti al rossiccio siano davvero suggestivi, purtroppo con la pioggia che inizia a bagnarci i vestiti è un po’ difficile trovarvi sì tanta poesia.

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Scorcio all’interno dell’Engakuji

 

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Dettagli del Kenchoji

A Kamakura, nonostante la pioggia incessante, il cielo pumbleo e l’umidità che oltre ad arruffarmi i capelli mi inumidiva i vestiti ed arrivava dritta alle ossa, sono legati alcuni dei ricordi più belli dell’intero viaggio in Giappone.
Perché a volte basta davvero poco per far tornare il sereno ed il sorriso, basta il saluto di un bambino.

Ed è proprio mentre sto lì lì a scomodar santi dal paradiso pensando all’impermeabile per le emergenze che ho avuto tanta premura di comprare prima di partire e furbamente avevo lasciato in hotel dentro la valigia perché tanto smette che spunta lui, un bimbo di circa nove-dieci anni, una faccia simpatica con occhiali e berretto identificativo di colore giallo che sbracciandosi cerca di attirare la nostra attenzione urlando un misto tra SoRyyyy e Sumimaseeeen. Appena lo notiamo rispondiamo al suo saluto e dal nulla iniziano a sbucare altri 5 o 6 bambini tutti frementi di parlarci e farci domande.

Il primo, il coraggioso che ha fermato questi due gaijin, tira fuori un quadernino e in un inglese tentennante quanto improbabile inizia a leggere una presentazione: deve intervistarci e scattarci una foto! E così stupiti quanto divertiti iniziamo a rispondere alle loro domande, chi siamo, da dove veniamo, quanti anni abbiamo, ci facciamo scattare la foto, ci salutiamo e continuiamo il nostro giro fino al prossimo templio il Tsurugaoka Hachimangu. Attraversiamo il grande Tori posto all’ingresso del templio e siamo finalmente a Kamakura.

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Tori di ingresso al Tsurugaoka Hachimangu

La strada principale è molto piacevole, piena di negozietti di artigianato e souvenir e di ristorantini dove mettere qualcosa nello stomaco.

Intanto la pioggerellina sembra darci un po’ di tregua e possiamo tranquillamente passeggiare per la strada principale…ehm no…ecco da un negozietto sbuca una bimba, avrà forse 6 anni che ci bracca e chiama gli altri. Anche loro devono intervistare i gaijin in gita ma le domande sono diverse dalle precedenti, con loro parliamo di cibo ed iniziamo ad elencare tutte le cose buone che abbiamo assaggiato:

“Ramen”

“Mmmmhhhh”

“Tonkatsu”

“mmmmhhhh”

“Okonomiyaki”

“mmmhhh ooooohhh Okonomiyakiiiii”

I bambini approvano e ci facciamo un sacco di risate insieme.

In un batter d’occhio mi ritrovo le mani piene di origami colorati, inutile dire che quegli aironi e quelle ranocchie sono i souvenir migliori che potessi portarmi a casa.

Il Daibutsu è parte del templio Kotokuin un po’ fuori dal centro città, in una zona periferica immersa nella natura.

E’ davvero enorme, più di ogni aspettativa.

Ti avvicini piano piano ed appare all’improvviso mentre medita nella posizione del fiore di loto. Quello di Nara non ci farà la stessa impressione, forse perché situato all’interno del Todai-ji e non rende la sua maestosità così bene.

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Daibutsu. Il Grande Buddha

Se andate a Kamakura c’è un posto che nella nostra esperienza è davvero imperdibile, e non sto parlando del Daibutsu, quello è quasi scontato (si viene a Kamakura in fondo per quello no?) ma del templio dell’Hasedera.

Se non è troppo tardi andateci.
Anzi andateci e basta.
Noi abbiamo fatto appena in tempo ad entrare, forse complice proprio la pioggia che ci ha fatto correre un po’ nella prima parte della giornata e non indugiare troppo davanti al Daibutsu, altrimenti rischiavamo di stare fuori tempo massimo non sapendo quello che ci saremmo persi.

L’Hasedera è un templio famoso per la statua di Kannon, la dea della misericordia, alta quasi 10 metri, con dei giardini bellissimi e dalla terrazza potrete osservare uno dei panorami più belli e suggestivi di tutto viaggio, e forse anche il meno scontato dato che non avevamo letto da nessuna parte nulla a riguardo: potrete osservare il Pacifico che si apre davanti a voi.

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Panorama dalla terrazza dell’Hasedera

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Panorama dalla terrazza dell’Hasedera

Dato il tempo, il nostro paesaggio risultava un po’ nebbioso, e l’orizzonte si mischiava a nebbia e nuvole, ma…beh sì, io ci ho trovato della poesia.

Il Giappone è proprio questo, è caos e campagna amena, è luci e modernità, è silenzio e compostezza ma poi arriva dove e quando meno te lo aspetti con paesaggi del genere, che forse fanno parte già della nostra memoria, che stanno già in qualche cassettino della mente, di chi, come noi, è cresciuto a nutella e cartoni giapponesi.

Mentre tornavamo verso l’uscita ci ferma l’ultimo gruppetto di alunne, un’ultima intervista prima di cercare il treno che ci avrebbe riportato alla stazione per prendere lo shinkansen per Tokyo, beh questa volta non ci siamo fatti trovare impreparati e finalmente la foto con loro ce l’ho anche io!!!

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Arigatogozaimaaaasu!

L’ostinazione ha dato i suoi frutti!

2 Comments

  • Alessia ha detto:

    Anch’io ho un bel ricordo di Kamakura, cittadina che all’inizio non avevamo neanche inserito nel nostro itinerario, ma che si è rivelata una delle tappe preferite. Che bella la foto di te con le alunne intorno… 🙂 Un bacio Vale.

    • Valentina ha detto:

      É una cittadina molto carina! E poi ci siamo divertiti molto a rilasciare tutte quelle interviste! I bambini sono dolcissimi! Alla fine la foto con loro sono riuscita a farla anche io! !Alé! !!

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