Amarcord pizza a New York City

Della serie: ricordi mangerecci di un viaggio a NYC

Chi l’ha detto che a New York non si possa trovare una pizza decente? Dove sta scritto che se vai in America e mangi la pizza vai a cercare la classica fregatura per italiani nostalgici dei sapori di casa che senza pasta e pizza proprio non sanno stare?

Beh noi ovviamente eravamo partiti convinti che avremmo sperimentato ed assaggiato quanto di meglio New York potesse offrirci, che per dieci giorni potevamo resistere alla dipendenza da pizza che ogni fine settimana ci costringe alla botta di carboidrati serale, che non avremmo fatto salti mortali per ricercare i sapori del Bel Paese nei nostri piatti newyorkesi, che se lo fai devi essere almeno un po’ cosciente che la fregatura può essere dietro l’angolo e poi non lamentarti che non sapevi a cosa saresti andato incontro.

Ne eravamo fermamente convinti, soprattutto dopo aver passeggiato per le strade di Little Italy.

Ci siamo ritrovati a camminare tra i caffè ed i ristoranti del famoso quartiere due volte, la prima per un giro veloce che in fondo mi ha messo un po’ di malinconia, un po’ per quello che è diventata, un incrocio e due strade stritolate in una Chinatown che cresce ogni giorno di più, un po’ perché mi ha lasciato la sensazione di essere il luogo comune di se stessa: ristoranti con prosciutti appesi, bar millantanti i migliori espressi e cappuccini d’America, turisti che guardano, scattano due foto e si fanno due risate, tanta scena e poca anima.

Little Italy

Mulberry Street

La seconda volta siamo capitati quasi per caso, in realtà stavamo andando a Soho ma l’avevamo presa un po’ larga ed avevano già allestito stand e festoni per la festa di San Gennaro che si sarebbe tenuta di lì a qualche giorno.

L’aria festosa e rumorosa, sui muri poster e ritratti di famiglie italiane sbarcate in America tra fine ‘800 ed i primi del ‘900 a cercare un futuro migliore per loro stessi ed i propri figli.

Sarà che io, per certi posti ho un’empatia tutta mia, quelle foto non hanno altro che ricordarmi quanta fatica, sudore, sacrifici, discriminazioni hanno dovuto affrontare, quanto dolore in quella scelta di necessità e coraggio ma soprattutto quanto rimane oggi nell’autenticità di Little Italy in Mulberry street? Non saprei.

Beh, sviolinerie a parte, noi la pizza a New York l’abbiamo mangiata e non una sola volta uscendo mezzi inorriditi dal ristorante, beh quello un po’ si, quando vedi la tua vicina di tavolo mandar giù maccheroni a la carbonara accompagnandoli con un bibitone di cappuccino freddo con tanto di cubetti di ghiaccio, ma siamo tornati anche una seconda in cui abbiamo conosciuto uno dei gestori del ristorante/pizzeria La Nonna a Bedford Ave a Williamsburg, da non confondere con il ristorante omonimo a Little Italy!

Sarà che stava proprio sul pezzo di strada che portava alla metro, sarà che non tornavamo mai troppo tardi a casa dopo una giornata spesa a Manhattan per goderci un po’ Williamsburg, sarà che passavamo lì davanti almeno 3 volte al giorno e prima o poi l’occhio nel piatto ci casca.

E siamo entrati. Senza troppe aspettative. Senza prenderci troppo sul serio.

Credit: Nymag

Credit: Nymag

Mi sembra giusto dire che noi siamo un po’ degli sfondati in questo ed anche se con una “mini” pizza, come la chiamano loro, potevamo mangiare tranquillamente in due, noi NO, una mini pizza a testa! Tutte e due le volte. E dobbiamo dire che abbiamo mangiato meglio da La Nonna che nella maggior parte delle pizzerie romane, dove la pizza ti arriva spesso cruda, poco condita, ti si rigonfia nello stomaco e per digerirla ci metti due giorni.

La ricetta dell’impasto e della salsa vengono direttamente dal ricettario di Nonna Antonia, i condimenti dalla fantasia del pizzaiolo, dove a parte una pizza con broccoli e salsiccia con aglio, tantissimo aglio a tradimento, le altre erano B-U-O-N-I-S-S-I-M-E. Come dimenticare la pizza con arrugola, prosciutto crudo e parmigiano? E la migliore quattro stagioni di sempre? Non si può! In Italia non ho più trovato qualcosa di simile, e pensare che all’inizio non volevamo neanche entrare.

Abbiamo provato a consigliare questo posticino a gruppi o coppie di Italiani che in giro per Midtown e Little Italy ci fermavano chiedendoci consiglio su dove mangiare possibilmente italiano, e qui le cose sono due: forse forti del detto Italiano una razza una faccia, e le nostre, di facce, sono particolarmente paffute, forse ispiriamo fiducia, ma quando nominavamo Williamsburg e Brooklyn molti rinunciavano come se fosse dall’altra parte degli Stati Uniti. Sarà che noi per mangiare siamo capaci anche di prendere un aereo.

Purtroppo, e con sommo rammarico, abbiamo scoperto che la sede storica de La Nonna su Bedford Ave ha chiuso l’anno scorso ed il ristorante omonimo aperto due traverse più avanti non ha molto in comune con quel posticino rustico, caldo ed accogliente che ricordavamo.

Un pezzo storico, un pezzo del cuore di Williamsburg e del nostro che se ne va, in un processo di Manhattanizzazione iniziato come una semplice qualifica di un quartiere operaio ma che speriamo non vada troppo oltre. Anche se adesso siamo ad un oceano di distanza ci sentiamo un po’ orfani, come se avesse chiuso il bar storico sotto casa o l’edicola di giornali dove da una vita alle 6 e 30 vai a comprare il quotidiano.

Sarà che a me i posti troppo cool non piacciono, sarà che a quel posto sono legati molti dei ricordi del mio primo grande viaggio, sarà che un giorno tornare e non trovarlo non sarà la stessa cosa, che adesso non posso non urlare a gran voce:

La Nonna: we just miss you!

 

DSCN2636bis

Pizza broccoli e salsiccia

20130911_200917bis

pizza quattro stagioni e pizza con crudo, parmigiano e “arrugola”

3 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *