A spasso tra i quartieri di Tokyo

Avevo voglia di scrivere dei quartieri di Tokyo da tempo immemore ma non riuscivo a farlo come volevo io. Tokyo è una città enorme in cui vivono 15 milioni di persone, costituita da un’area metropolitana immensa che contiene tra l’altro 23 quartieri speciali che ne racchiudono altri a loro volta.

Le sensazioni che mi aveva lasciato erano aggrovigliate in una matassa di cui non riuscivo a trovare né un capo né una coda, mi aveva alienato, stupito, mi aveva incuriosito e – soprattutto – Tokyo mi aveva stordito.
A partire dalle distanze e dallo shock della lingua, non tanto per non poter origliare i discorsi delle persone sperando di capirci qualcosa quanto non poter comprendere al 100% tutto quello che mi circondava: il 90% delle volte per capire cosa si celava dietro un’insegna ed una vetrina dovevo entrarci.
Per non parlare del turbine di neon, luci e colori e del frastuono che di colpo ti scuote, musica in filodiffusione, concerti lato strada e tanto altro.
Così riducevo Tokyo alla banalissima definizione di una città completamente folle.
Ma non è solo questo. Sarebbe riduttivo e non se lo merita.

Tokyo non è solo folle, è anche tradizione, cultura, shopping sfrenato, street food, grattacieli e templi, caos più totale accanto a quartieri tradizionali, giardini bellissimi e veri e propri polmoni verdi in città.

Vita che corre veloce, vita che si prende i suoi tempi.

Tutte le diverse emozioni che avevo assorbito in questa immensa metropoli sono state sciolte di colpo leggendo un libro, “Tokyo orizzontale” di Laura Imai Messina.

Laura ha un blog, ama il Giappone di un amore puro e viscerale che l’ha portata in questa terra più di 10 anni fa. Sono inciampata per caso nel suo libro, è stato uno di quelli che trovi consigliati su amazon cercando altro. Click. Comprato.

L’illuminazione è arrivata con questa frase:

Se New York è una mela, Tokyo è un melograno. Snocciola chicchi di un rosso succoso a ogni cambio della metro. Tanti piccoli semi, ognuno con una forma simile eppure distinta, incastrati tra branchie di legno. Sono città nella città, collegate da una lunga collana di rotaie. Basta spaccare il guscio per scoprirle, una a una, separate da invisibili linee di confine.

Tokyo è un melograno… è questa la definizione giusta.

Ogni quartiere è un piccolo microcosmo con architettura, identità, ritmi completamente diversi dagli altri. Così diversi e così vicini da formare un’unica grande metropoli.

E’ città nella città.

A partire dalla zona che mi ha ospitato per 5 notti Horidome-cho.
Un quartiere di uffici e saRary men, dove di giorno è un brulicare veloce di uomini in completo nero che la sera ritrovi un po’ brilli all’uscita di locali e birrerie. Dopo le 5 del pomeriggio cambia totalmente faccia, è lento e sornione e si trovano dei localini tranquilli che assumono un’aria familiare. That’s my Tokyo!

Marunouchi

Il distretto di Marunouchi non ha molto da offrire, palazzoni, uffici, lavori in corso… ed il Palazzo Imperiale con i suoi giardini. Il palazzo vero e proprio è accessibile solo in due occasioni speciali in cui i Giapponesi fanno a gara per vedere l’Imperatore, per loro è una vera e propria divinità.

Scorcio dei Giardini del Palazzo Imperiale

Scorcio dei Giardini del Palazzo Imperiale

I giardini sono un’oasi di pace tra le vie frenetiche del quartiere, noi ci siamo tornati anche nel tardo pomeriggio, aspettando l’imbrunire tra le panchine dell’immenso parco antistante il palazzo, tenuti a debita distanza da fossati con acqua salmastra e da imponenti mura di cinta che lasciavano intravedere solo qualche scorcio della residenza imperiale, con la fantasia che correva veloce.

Palazzo Imperiale Tokyo

Scorcio del Palazzo Imperiale

Tokyo Station.

E’ vero Tokyo Station non è un quartiere, ma come le altre stazioni di cambio treno-metro-yamanote è un piccolo mondo a parte. E’ la stazione che abbiamo frequentato di più, è grandissima con negozi, ristoranti e stand di ottimo cibo distribuiti su più piani. Spinti dalla curiosità volevamo vedere la chiacchierata facciata che si dice sia identica a quella della stazione di Amsterdam, a questo punto devo andare anche ad Amsterdam a controllare.

Ueno

Ueno è famoso soprattutto per il suo parco. Immenso. E’ il posto ideale per riprendere fiato. Ospita diversi templi di cui il fratello minore del Kiyomizudera di Kyoto, dedicato a Kannon. Da lì un salto nel mercato di Amemayoko è breve. Cambiano i colori e gli odori, ci si ritrova in una stradina a farsi largo tra la folla tra banchi colorati e commercianti in fermento.

Templio nel parco di Ueno

Templio nel parco di Ueno

Ingresso mercato Amemayoko

Ingresso mercato Amemayoko

Tsukiji e Ginza

In quanto a mercati Tokyo non è seconda a nessuno con Tsukiji, il mercato del pesce più grande del mondo, dove l’accesso al pubblico è consentito solo dalle 9.00 ed è facile passarci un’intera mattinata, tra banchi di pesce a perdita d’occhio, e piccoli trabiccoli che sfrecciano veloci tra essi. All’esterno del mercato del pesce ce n’è uno secondario di vari generi, alimentari e non, altrettanto caratteristico.

Da Tsukiji a Ginza il passo è breve. E’ il quartiere delle grandi firme, dei grandi magazzini, delle grandi spese. E’ il quartiere più occidentalizzato dove è facile trovare Gucci e Luis Vuitton. Ginza è forse il quartiere più freddo, oserei dire quasi impersonale, tra quelli visitati ma non lo sottovaluterei, se siete appassionati di architettura moderna un giro tra i suoi grattacieli non me lo lascerei scappare.

Shibuya e Shinjuku

Shibuya è l’immagine di Tokyo con cui sono partita da casa, della folla che quasi come in balletto ben coordinato si attraversa in un caos ordinato tra le strisce pedonali dell’incrocio più trafficato al mondo. Shibuya è un tripudio di vetrine, luci, suoni, colori e ragazzi che si danno un appuntamento sotto la statua di Hachiko.

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Shinjuku invece è puro delirio.
Ho tre o quattro flash che si accavallano veloci.
E’ uno sfrecciare di gente dentro, fuori, sotto l’immensa stazione e tutt’intorno tra le sue strade.
E’ nelle stradine losche, che poi tanto losche non sono, di Kabuki-cho tra griglie, karaoke e sexy bar.
E’ nel panorama, tra l’altro totalmente gratuito, dal 46esimo piano del Tokyo Metropolitan Government Building.
E’ nei giardini che avrei voluto tanto visitare ma erano chiusi per una disinfestazione.

Harajuku

Se volete trovarvi tra il sacro ed il profano a distanza di pochi passi allora dovete andare ad Harajuku. Da un lato l’immenso parco del Yoyogi goen ed il Meiji Jingu, tempio dedicato all’imperatrice Meiji, dall’altra Takeshita Dori, i negozi pieni di accessori superkawaii, moda da teenager e cosplay.
Anche qui tra l’estrosa Takeshita Dori e la più seriosa Omotesando il passo è breve. Altro stradone dedicato allo shopping griffato, ma più accessibile di Ginza.

Ho lasciato per ultimi i miei due “chicchi” preferiti, tra tutti i quartieri di Tokyo a questi due sono legati ricordi speciali.

Asakusa e Akihabara

Il primo è Asakusa, il quartiere più tradizionale che ho visitato.
Io ed Asakusa saremo legate per sempre dal legame speciale delle prime volte.
E’ stato il primo quartiere in cui ho messo piede, il Sensoji il primo tempio che ho visitato e dove mi sono fatta predire il futuro dall’omikuji, mi sono commossa davanti una coppia di sposi in abito tradizionale ed ho camminato tra le sue stradine ancora mezze addormentate di cui ho potuto apprezzare le bellissime saracinesche. Ci sono tornata una seconda volta per una passeggiata lungo il fiume Sumida all’imbrunire ammirando lo bizzarro skyline che offre.

E poi viene lei: Akihabara, il quartiere che mi ha ipnotizzato con le sue luci al neon, il richiamo suadente di sale giochi e distributori di gadget anni 90.
E’ vero non erano gingilli vintage anni 90 ma io negli anni 90 stavo tra gli 8 ed i 18 quindi in piena scuffia per anime, manga e pupazzetti con gli occhioni. Sailor Moon è anni 90. Punto.

Akihabara è, questa volta posso dirlo senza essere riduttiva, il quartiere più folle che abbia mai visitato finora, con il centro commerciale dedicato all’elettronica più grande del mondo (non so se effettivamente sia così ma se non lo fosse ci va molto vicino), strade piene di negozi di manga, anime, distributori automatici di ogni pupazzetto partorito dalla fantasia di qualche mangaka, karaoke, sale giochi e… gadget erotici. Prima di entrare in un negozio guardavamo se fosse frequentato solo da clienti uomini…e con quali facce. Avete presente i tipi un po’ rattusi dei cartoni, ecco quelle facce esistono veramente e le ho incontrate tutte ad Akihabara.

E’ stato uno spasso, ma anche un po’ deprimente.

Siamo tornati due volte e la seconda abbiamo trovato delle chicche che la prima ci erano sfuggite: un negozio due metri per due pieno zeppo di ottiche di seconda mano per reflex, ed un altro ugualmente microscopico che vendeva giochi usati per il game boy, il primo, quello originale, il papà dell’attuale Nintendo ds.

Un pezzo della mia anima vintage è ancora lì, tra quegli scaffali, tra la prima versione di Donkey Kong e quella di Princess of Zelda rigorosamente bidimensionale e monocolore.

Io “quel” game boy ancora ce l’ho e quel Tetris in dotazione non solo rimane la versione migliore mai partorita ma anche il gioco per eccellenza, il mio preferito di sempre. Avrei potuto dilapidarci i miei risparmi là dentro se non fosse per la lingua. Giocare e non capire non mi dà gusto.

Akihabara ha risvegliato antiche passioni, ha resuscitato l’otaku che è in me. I miss you Akiba!

Tokyo è enorme, ti prende, ti incuriosisce, ti rapisce, ti stordisce e ti sfianca. Ti manda a casa la voglia di tornare e vedere altri piccoli pezzi, di bere altri piccoli sorsi, di sgranare qualche altro piccolo chicco.

Goodbye Tokyo!

Goodbye Tokyo!

 

 

 

20 Comments

  • Devo dire che questo articolo ci ha molto incuriosito! Soprattutto perché noi sognamo un Giappone forse diverso da quello di Tokyo, o almeno così pensavamo.. Ma ci siamo resi conto, leggendo, che anche a Tokyo c’è verde e tradizione e templi e spiritualità.. Insieme a quel caos folle che la contraddistingue.
    Chissà, magari potrebbe piacerci tantissimo anche lei! 😀

    • Valentina ha detto:

      Ciao ragazzi, a Tokyo sta stretta qualsiasi definizione, c’è tutto. E’ una città enorme, ti rapisce, ti stordisce, ti sfianca, ma ti fa anche riprendere fiato! E’ un turbine di emozioni, energia, mode, stranezze, cultura e tradizioni. A mio avviso è un buon punto di partenza per un viaggio in Giappone!

  • Elena_myscratchmap ha detto:

    Bellissima la definizione “Tokyo è un melograno”: azzeccatissima davvero!
    Secondo me è una di quelle città che piace o non piace, difficile che ci sia una via di mezzo, ma comunque non lascia indifferenti.
    Un’altra zona che mi è piaciuta tantissimo di Tokyo è Odaiba: solo i giapponesi potevano piazzare una finta Statua della libertà e un Gundam formato gigante!

    • Valentina ha detto:

      Ciao Elena, anche io l’ho trovata azzeccatissima quella definizione, mi è piaciuta troppo, è bastata per farmi comprare il libro al volo e divorarlo in due giorni pur di rivivere un po’ le sue strade! Sono d’accordo con te, è una città che non lascia indifferenti, io sono stata letteralmente “spolpata”! Ci tornerei anche subito se potessi a sgranare qualche altro chicco come Odaiba appunto, al primo viaggio l’ho sacrificata per la caccia alle kokeshi! Ma penso ne sia valsa la pena! 😉

  • audrey ha detto:

    non essendo mai stata in giappone mi è piaciuto moltissimo questo post ricco di dettagli perchè mi ha dato un’idea davvero precisa di una città che spero di visitare presto!

    • Valentina ha detto:

      Ma grazie!!! Anche se in realtà Tokyo è questo… e tanto altro che non ho fatto in tempo a vedere! In ogni caso è una città che ti auguro di visitare con tutto il cuore! Poi scrivi che ne pensi che vengo a leggerti! 🙂 A presto!

  • Michela ha detto:

    Bel resoconto! Tokyo è davvero incredibile, ce n’è per tutti i gusti!!
    Anche io ti consiglio assolutamente Odaiba per una prossima visita, perfetta per un pomeriggio di relax un po’ fuori dal classico traffico cittadino!

  • che bella panoramica… e soprattutto, che nostalgia <3
    Bel post! 🙂

  • Diletta ha detto:

    Akihabara e Harajuku mi incuriosiscono troppo… mi piacciono tantissimo i cosplay, gli anime e la “robaccia” anni ’90 😀 io e il mio ragazzo infatti sogniamo da tanto di partire per il Giappone… spero di riuscirci presto!

    • Valentina ha detto:

      Allora sì, sono decisamente i quartieri che fanno per te! Sono i più assurdi! Anche se tra i due mi è piaciuta di più Akihabara! Incrocio le dita per voi e che il viaggio in Giappone diventi presto realtà!

  • TravelandMarvel ha detto:

    Articolo bellissimo! Sono un’amante dell’Asia, il Giappone è tra i miei travel dreams.. 😉

    • Valentina ha detto:

      Grazie… anche io sono un’amante dell’Asia! Il Giappone è il viaggio più bello che ho fatto, ti auguro di poterci andare presto! 🙂

  • Roberta ha detto:

    Partirò per Tokyo fra tre settimane e alloggerò a Shinjuku..nel delirio più totale 🙂 Non vedo l’ora di scoprire tutti i quartieri della città e sicuramente i tuoi consigli mi saranno molto utili.

    • Valentina ha detto:

      Ciao Roberta, ti aspetta un viaggio bellissimo! Grazie di essere passata di qua e spero di esserti stata un pochino utile, anche se per scoprire Tokyo non basterebbero dieci viaggi! Buon viaggio!

  • Che bel viaggio per le vie di Tokyo… e quanto è calzante la definizione di “melograno”. Complimenti per il blog, leggere i vostri post è un piacere!

    • Valentina ha detto:

      Grazie mille Ilenia! Tokyo è un melograno, le calza a pennello come definizione, appena l’ho letta me ne sono innamorata!

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